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Le mie parole, pesanti,
più di lampadari conficcati nel soffitto.
L'ira funesta,
di soppiatto,
si impossessa del mio corpo.
Non mi lascia. Mi tormenta.
Le mie azioni, pungenti,
feriscono e tagliano come il più affilato dei coltelli.
E non gestisco più il mio essere,
che si ribella alla compostezza.
La tristezza
del mio viso
macchia il tuo.
Senza avviso. Senza rimorso.
Ma solo così, tu mi riconosci.
Perchè in fondo sono tutta mio padre.
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