ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale. totalmente frutto della mia fantasia.
conversazioni tra estranei.
capitolo 2
Elena
Il mio posto preferito nella biblioteca di Antichistica oggi è occupato. Morena doveva già essere seduta lì, a scaldare il nostro posticino, ma non è la tipa che si batte per i propri diritti, e questo ne è un chiaro esempio.
Mentre aspetto quella screanzata nei giardini di fronte, osservo dalla vetrata la ragazza seduta nel mio solito posto.
Ha i capelli ricci, rossi, e gli occhi verdi. È eterea. Se fossi una persona normale, capace di intavolare una conversazione senza farsi venire 400 paranoie mentali, le chiederei il nome.
Morena arriva nei giardini e mi strattona il braccio per portarmi dentro la biblioteca. Fito Páez ha ormai finito il suo sproloquio nelle mie orecchie quando Rena si ferma proprio davanti a quei tavolini. Saluta la fata. Rimango spiazzata. Pensavo davvero che non avesse nessuna amica al di fuori di me. Ma mi scalda il cuore sapere che non sono l’unica a doverla sopportare di prima mattina.
La ninfa si chiama Ginevra. Ha un bel sorriso e uno spazietto tra gli incisivi. La Elena quattordicenne si risveglia dal sonno profondo. Erano anni che non trovavo una persona così attraente e stimolante al primo incontro. Morena mi spiega che Ginevra si trova nella mia stessa situazione. In pratica, saremo le sue maestrine finché non ci metteremo in pari con gli esami. La ragazza è tanto bella quanto taciturna. Non capisco se le sto antipatica o se semplicemente le risulta difficile, come a me, aprirsi agli estranei. Un sentimento che comprendo benissimo.
Quando mi sono trasferita, il mio desiderio più grande era poter essere finalmente me stessa. Urlare al mondo la mia bisessualità. Ma qualcosa è andato storto.
Diciamo che la coinquilina con cui io e Livia condividevamo la casa non era precisamente la persona più aperta di mente di questo mondo. Me lo fece notare subito. Come se avesse capito con un solo sguardo chi fossi realmente.
Finché non è andata via, non ho avuto il coraggio di approcciarmi a nessuno dei due sessi né di raccontare la verità a Livia.
Il mio coming out con Livia è stato... bizzarro. Non sapevo come avrebbe potuto reagire alla notizia. Mi sentivo in colpa per non essere stata onesta con lei.
Alla frase "Lì, mi piacciono anche le donne", l'unica cosa che le passò per la testa è che mi stessi dichiarando a lei. Il suo abbraccio, però, mi restituì un calore che avevo perso durante gli anni di reclusione in quella che doveva essere la città della rinascita.
Tornando a Ginevra. Chissà cosa le passa per la testa... Chissà se è una come me.
È molto brava. Mentre spiega, rigira tra le dita le sue ciocche ramate. Parla con grande facilità e carisma, ma i suoi occhi nascondono qualcosa. Sono vispi, attenti, come se volessero leggerti l'anima con uno sguardo, e allo stesso tempo fuggono. Hanno un velo di tristezza, forse non visibile a tutti. Ma a me sì.
Morena ascolta entusiasta la lezione di grammatica generativa, mentre sgranocchia semi di girasole. Io, invece, rimango lì, imbambolata da quella voce soave che sembrerebbe aver fatto salotto con Chomsky poco prima del nostro incontro, mentre fingo di leggere l’ultimo paragrafo dedicato ai poeti provenzali.
Poi Ginevra si rivolge direttamente a me.
"Conto su di te per stasera?"
Stasera? Che succede stasera? Come se avesse intuito la mia confusione, la fata muove nuovamente le labbra.
"Ci si vede al Kent, giusto?"
Morena l'ha invitata a uscire con noi. Ginevra conoscerà la mia dimora.
to be continued.
■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■
Elena
Mi asiento favorito en la biblioteca de Antichistica hoy está ocupado. Morena ya debería haber estado sentada allí, calentando nuestro rincón con su culo, pero no es del tipo que lucha por sus derechos, y este es un claro ejemplo.
Mientras espero a esa enana en los jardines de enfrente, observo a través del ventanal a la chica sentada en mi lugar habitual.
Tiene el pelo rizado, rojo, y los ojos verdes. Es etérea. Si fuera una persona normal, capaz de iniciar una conversación sin tener 400 paranoias mentales, le preguntaría su nombre.
Morena llega a los jardines y me agarra del brazo para llevarme dentro de la biblioteca. Fito Páez ya ha terminado su monólogo en mis oídos cuando Rena se detiene justo frente a esas mesas. Saluda al hada. Me quedo atónita. Realmente pensaba que no tenía ninguna amiga aparte de mí. Pero me reconforta saber que no soy la única que tiene que soportarla por la mañana.
El hada se llama Ginevra. Tiene una bonita sonrisa y un pequeño espacio entre los incisivos.
La Elena de catorce años se despierta de su largo letargo. Hacía años que no encontraba a una persona tan atractiva y estimulante en un primer encuentro.
Morena me explica que Ginevra está en la misma situación que yo. En resumen, seremos sus maestras hasta que nos pongamos al día con los exámenes. La chica es tan hermosa como callada. No sé si le caigo mal o si simplemente le cuesta, como a mí, abrirse con los extraños. Es un sentimiento que entiendo perfectamente.
Cuando me mudé, mi mayor deseo era finalmente poder ser yo misma. Gritar al mundo mi bisexualidad. Pero algo salió mal.
Digamos que la compañera con la que Livia y yo compartíamos piso no era precisamente la persona más abierta del mundo. Me lo hizo notar enseguida. Como si con una sola mirada hubiera entendido quién era realmente.
Hasta que se fue, no tuve el valor de acercarme a ninguno de los dos sexos ni de contarle la verdad a Livia.
Mi salida del armario con Livia fue… particular. No sabía cómo podría reaccionar ante la noticia. Me daba culpa esconderme.
Cuando le dije “Lí, también me gustan las mujeres”, lo único que se le pasó por la cabeza fue que me estaba declarando a ella. Su abrazo, sin embargo, me devolvió el calor que había perdido durante los años de reclusión en lo que se suponía debía ser la ciudad del renacimiento.
Volviendo a Ginevra. Me pregunto qué pasará por su cabeza... Me pregunto si será como yo.
Lo hace todo bien. Mientras explica, enrolla entre los dedos sus mechones cobrizos. Habla con gran facilidad y carisma, pero sus ojos esconden algo. Son vivaces, atentos, como si quisieran leerte el alma con una sola mirada, pero al mismo tiempo huyen. Tienen un velo de tristeza, quizá no visible para todos. Pero para mí, sí.
Morena escucha entusiasmada la lección de gramática generativa, mientras mordisquea semillas de girasol. Yo, en cambio, me quedo allí, embobada por esa voz suave que parecería haber charlado con Chomsky poco antes de nuestro encuentro, mientras finjo leer el último párrafo dedicado a los poetas provenzales.
Entonces Ginevra se dirige directamente a mí.
"¿Te apuntas para esta noche?"
¿Esta noche? ¿Qué pasa esta noche? Como si hubiera intuido mi confusión, el hada mueve los labios de nuevo.
"Nos vemos en el Kent, ¿verdad?"
Morena la ha invitado a salir con nosotras. Ginevra conocerá mi hogar.
continuará...
Recomendados
Hacete socio de quaderno
Apoyá este proyecto independiente y accedé a beneficios exclusivos.
Empieza a escribir hoy en quaderno
Valoramos la calidad, la autenticidad y la diversidad de voces.


Comentarios
No hay comentarios todavía, sé el primero!
Debes iniciar sesión para comentar
Iniciar sesión